maggio 21, 2010
maggio 16, 2010
maggio 09, 2010
maggio 08, 2010
maggio 07, 2010
maggio 04, 2010
maggio 02, 2010
aprile 30, 2010
aprile 29, 2010
aprile 23, 2010
Dopo il Diluvio
Appena l'idea di Diluvio si fu pacata,
una lepre sostò tra lupinelle e campanule ondeggianti
e rivolse la sua preghiera all'arcobaleno attraverso la tela del ragno.
Oh! le pietre preziose che si nascondevano, - i fiori che già guardavano.
Nella grande via sporca si montarno i banchi, e si portarono le barche verso il mare
a ripiano alto come sulle stampe.
Si versò sangue, da Barba Blu, - nei mattatoi, - nei circhi, dove il sigillo di Dio illividì le finestre.
Sangue e latte colarono. I castori costruirono. I "mazagran" fumarono nei piccoli caffè.
Nella gran casa di vetro ancora grondante i bimbi a lutto guardarono le meravigliose immagini.
Una porta sbatté, e sulla piazza del borgo, il bimbo roteò le braccia, compreso dalle banderuole
e dai galli dei campanili ovunque, sotto lo splendente acquazzone.
Madame *** mise un pianoforte nelle Alpi. La messa e le prime comunioni
si celebrarono ai centomila altari della cattedrale.
Le carovane partirono. E lo Splendide Hotel fu eretto nel caos di ghiacci e di notte del polo.
Da allora, la Luna ascoltò il piagnucolare degli sciacalli tra i deserti di timo, - e le egloghe in zoccoli
grugnire nel frutteto. Poi, nella fustaia violetta, germogliante, Eucari mi disse che era primavera.
- Sgorga, stagno, - Schiuma, scorri sul ponte, e sopra i boschi;
- drappi neri e organi, - lampi e tuono: - salite e scorrete; - Acque e tristezze, salite e ridestate i Diluvi.
Perché da quando si sono dissipati, - oh le pietre preziose ricoperte, e i fiori già aperti!
- che noia! e la Regina, la Maga che ravviva la brace nello scaldino di terracotta,
non vorrà mai raccontarci quello che sa, e che noi ignoriamo.
A. Rimbaud, "Après le Déluge", Illuminations
(Trad. G.A. Bertozzi)
Settore
Poesia
aprile 20, 2010
aprile 19, 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)









